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Archive for the ‘Politica’ Category

Dell’ Utri: pregiudicato acclamato dalla Ciociaria

venerdì, febbraio 13th, 2009

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Ieri a parlare di Mussolini, di libertà e di giustizia nella sala dell’amministrazione provinciale c’era Marcello Dell’Utri, invitato dai circoli del buongoverno (e che “buongoverno”). A pochi giorni della più grande operazione antimafia di polizia, il pdl di Frosinone ha avuto l’ottima idea di invitare un senatore condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa  dal tribunale di Palermo. Volevo vedere e sentire cosa si provava ad avere di fronte un politico e pregiudicato (ha anche una condanna per frode fiscale di 2 anni  e 3 mesi confermata dalla Corte di Cassazione) che parla del Duce. La sala era colma di gente, in maggior parte i soliti aspiranti politici con le rispettive famiglie ed amici. Ad ogni applauso mi chiedevo se gli spettatori sapevano del passato di Dell’Utri, se sapevano che nonostante la condanna per mafia che deve passare in altri due gradi giudizi, i rapporti con cosa nostra sono stati accertati dalla polizia; se sapevano che lui fu la persona che negli anni ottanta collega Berlusconi a Gaetano Cinà, Stefano Bontande (boss di cosa nostra); se sapevano che il senatore ha anche un processo contro per estorsione con tanto di dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni;  se sapevano che un intercettazione tra Dell’Utri e Berlusconi si parla di “cavalli”, li stessi cavalli che il mafioso Vittorio Mangano usava al telefono per trafficare droga. A fare queste considerazioni non sono io,  ma i giudici e i rapporti di polizia dettagliati nella sentenza di primo grado di Dell’Utri. E chissà se gli spettatori di ieri, sono a conoscenza che Berlusconi ha definito ” erore” un mafioso (Mangano), sputando sul lavoro dei più grandi magistrati che l’Italia abbia mai potuto avere quali Falcone e Borsellino. Fù proprio Falcone ad arrestare lo stalliere di casa ad Arcore di Berlusconi.

Ieri si leggeva su alcuni quotidiani locali delle dichiariazioni di Antonio Salvati: «Lo scopo dell’incontro è di migliorare la qualità della politica attraverso la cultura» e ancora parlando del senatore (Dell’Utri) «ha iniziato in tutta Italia un importante percorso di promozione della cultura, rivolgendosi soprattutto ai giovani, ai quali chiede un rinnovato impegno affinché la politica possa tornare ad essere uno straordinario mezzo per migliorare la nostra società e la nostra quotidianità.».

Sulla base di tali dichiarazioni Antonio Salvati intende migliorare la politica invitando a parlare un pregiudicato e un presunto mafioso nella sede della Provincia?

Il senatore Dell’Utri, incontrando giovani di tutta Italia, avrà mai parlato delle sue amicizie mafiose?

Ecco alcuni video per aprire gli occhi:

Telefonata tra Dell\’Utri e Berlusconi

Paolo Borsellino parla di Mangano, lo stalliere di casa Berlusconi

Marco Travaglio parla di Dell\’Utri

Piero Ricca, onesto cittadino, viene allontanato perchè fa dell domande sconttanti a Dell\’Utri

La “riforma” Gelmini

giovedì, ottobre 30th, 2008

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L’altro giorno è diventata legge la riforma (sostantivo accreditato dal governo) Gelmini che non è nient’altro che la legge 133/2008. Tale legge non fa nient’altro che tagliare i costi dell’università e ricerca a discapito della qualità ma soprattutto dei studenti e precari per darli alle banche speculatrici. Gli esponenti del governo esultano tale testo per eliminare gli sprechi, raccomandazioni, concorsi truccati e quant’altro, ma invece vengono tagliati circa 1,5 miliardi di euro e di onseguenza aumento delle tasse per gli studenti, riduzione corpo docente, ma cosa peggiore è la possibilità di privatizzazione. Tale disposizione è contenuta nell’art. 16:

Art. 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università

1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e’ trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.

3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.

4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.

5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.

6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.

7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.

8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.

9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.

10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e’ esercitata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e’ assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.

11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.

12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell’ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.

13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.

Cosa accadrebbe se ad esempio una determinata casa farmaceutica finanziasse una facoltà di medicina o di biologia?

Automaticamente la ricerca diverrebbe una ricerca a fini economici e di sviluppo della la sola casa farmaceutica e non ai fini pubblici.

Si trasformerebbe l’università in un’industria

Riporto un discorso di Piero Calamandrei pronunciato al 3° congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale a Roma l’11 febbraio 1950:

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle.

Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”
Piero Calamandrei

Corrado Carnevale “l’ammazza sentenze”

giovedì, ottobre 16th, 2008

Qualche giorno fà, ho ricevuto la seguente email che pubblico con piacere ma soprattutto dovere:

 

 

Due parlamentari dell’opposizione che se ne intendono: Gerardo D’Ambrosio e Felice Casson, ex magistrati entrambi, hanno fatto una bella scoperta.
Che cosa hanno scoperto? Che l’altro giorno, infilato nella norma che incentiva i magistrati che si recano nelle sedi disagiate con aumenti di stipendio, hanno inserito un piccolo codicillo che abroga una norma approvata nel 2007 dal governo Prodi.
Cosa diceva quella norma? Che i magistrati non possono ricoprire incarichi direttivi oltre i 75 anni se sono stati reintegrati in base alla legge che consentiva ai funzionari pubblici, sospesi o dimissionari per processi o condanne, che poi venivano assolti e potevano essere reintegrati.
In caso di reintegro, comunque il magistrato non può ricoprire incarichi direttivi se ha compiuto 75 anni.
Uno dirà: ‘ma di chi stanno parlando? Fate nomi e cognomi!’.
Chi è il magistrato che è stato reintegrato dopo che si era dimesso perché era stato condannato, poi era stato assolto ed è ritornato in carica e ha compiuto 75 anni? Non ce ne sono mica tanti: ce n’è uno.
Si chiama Corrado Carnevale.
E’ una vecchia conoscenza, soprattutto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che lo consideravano l’avversario numero uno.
Subito dopo la mafia c’era colui che alla presidenza della prima sezione penale della Cassazione si incaricava di cassare, annullare, decine di sentenze di condanna emesse dai giudici di Palermo nei confronti dei capi mafia.
Ma non solo di quelle di Palermo: assolveva anche i clan processati e condannati a Torino, ad esempio.
Sempre con cavilli, virgole mancanti, timbri incompleti. Era il re del garbuglio. Lo chiamavano ‘l’ammazza sentenze’.
Secondo alcuni testimoni, suoi colleghi in Cassazione e alcuni pentiti di mafia questo signore non annullava le sentenze perché andavano annullate ma perché era d’accordo con la mafia.
Si è fatto un processo, Carnevale è stato assolto in primo grado, condannato in appello e poi la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza.
Senza rinvio vuol dire che non ha disposto un nuovo processo in appello, come spesso avviene, ha annullato definitivamente stabilendo che le prove utilizzate dalla Corte d’Appello, quelle decisive, non erano più utilizzabili.
Come mai? Dei colleghi di Carnevale in Cassazione, che raccontavano di come lui facesse pressioni per ottenere l’annullamento delle condanne dei mafiosi anche quando non c’entrava niente perché non presiedeva il collegio - figurarsi quando lo presiedeva… c’erano racconti di suoi colleghi che dicevano: ‘quando eravamo in camera di consiglio lui ci diceva di annullare’. Ma anche quando non era in camera di consiglio chiamava alcuni colleghi e diceva: ‘mi raccomando, annullate’.
La Corte ritiene utilizzabili queste dichiarazioni nel senso che ritiene, come si era sempre ritenuto fino a quel momento, che se in camera di consiglio dove vige il segreto più assoluto - nessuno può rivelare cosa succede in camera di consiglio - si commettono dei reati, metti che il presidente malmena uno degli altri giudici, il giudice quando esce con l’occhio nero potrà dire ‘mi ha menato il presidente’… anche se la camera di consiglio è segreta, se si tratta di scoprire se sono stati commessi dei reati e chi li ha commessi si può divulgare cosa è avvenuto.
La Cassazione, sconvolgendo e ribaltando questa impostazione originaria, ha detto no: ‘non si può rivelare nulla della camera di consiglio, nemmeno quando si tratta di processare qualcuno per qualcosa fatto all’interno della camera di consiglio’.
Quindi ha dichiarato inutilizzabili le dichiarazioni dei magistrati di cassazione che dichiaravano di aver subito pressioni in camera di consiglio da Carnevale.
Quindi, se la prova non vale più perché sono cambiate le regole durante la partita è evidente che a quel punto Carnevale, anche per questo motivo, è stato assolto.
La Corte non si è accorta di un altro fatto: alcuni colleghi di Carnevale, che lo accusavano, non raccontavano di pressioni avvenute dentro la camera di consiglio.
Raccontavano di pressioni che faceva quando non stava in camera di consiglio, perché non presiedeva il collegio.
Erano pressioni avvenute fuori e dovrebbero essere utilizzabili.
Han fatto un fritto misto, han messo tutto dentro, hanno detto che era tutto inutilizzabile e, anche per questo motivo, Carnevale è stato assolto.
A questo punto, dopo la condanna in appello, si era dimesso dalla magistratura, altrimenti il CSM l’avrebbe comunque sospeso o cacciato.
Dopo che la Cassazione lo ha assolto, lui ha ottenuto una legge per poter rientrare in magistratura dopo che si era messo in prepensionamento.
Legge che ha approvato la maggioranza di centrodestra nel 2003, con voti delle solite teste di cavolo di una parte del centrosinistra che quando si tratta di dare una mano nelle porcate non si tira mai indietro.
Questa maggioranza trasversale riportò Carnevale in magistratura, alla Cassazione, a presiedere una sezione della Cassazione.
Per il momento sezione civile, prima stava nel penale.
Ma non è che l’assoluzione della Cassazione cancella i fatti.
Per esempio, indagando su di lui i magistrati di Palermo l’avevano intercettato per un certo periodo e l’avevano sentito, subito dopo la morte di Falcone e Borsellino, parlare di loro con dei suoi colleghi.
Carnevale, in quelle telefonate intercettate, li chiamava - Falcone e Borsellino, i martiri dell’antimafia - ‘i Diòscuri’, come se fossero Castore e Polluce.
Li prendeva in giro, da morti. Diceva che erano ‘due incapaci, con un livello di professionalità prossimo allo zero’.
Chiamava Falcone ‘quel cretino’, ‘faccia da caciocavallo’ - cioè faccia da culo, detto molto chiaramente, è un modo di dire siciliano - e aggiungeva: ‘io i morti li rispetto, ma certi morti no’.
Falcone e Borsellino manco da morti, li rispettava.
Aggiungeva: ‘a me Falcone non è mai piaciuto’. Poi insinuava che Falcone avesse messo sua moglie, Francesca Morvillo morta anche lei a Capaci, nella corte d’Appello di Palermo per far confermare le condanne che Falcone otteneva in primo grado.
Lo accusava di aggiustare i processi, diceva al telefono, per ‘fregare qualche mafioso’. Secondo lui condannare i mafiosi significava fregarli.
Questo lo diceva lui. Tant’è che quando l’hanno interrogato gli hanno chiesto: ‘ma lei conferma le cose che ha detto?’ ‘Si si, io contro di loro ho un’avversione che non è venuta meno neanche dopo che la mafia li ha ammazzati’.
Questo è il soggetto che in base a questa legge è tornato in Cassazione.
Ma c’era questa norma, fatta dal centrosinistra, che almeno ci metteva al riparto dalla beffa delle beffe. Carnevale è più vecchio di tutti proprio perché l’hanno reintegrato quando era over quota.
Il fatto che sia il più anziano degli altri lo pone in vantaggi in un’eventuale corsa alla presidenza della Cassazione.
Adesso un presidente c’è, si chiama Carbone, ma va in pensione nel 2010 e Carnevale lascerà la Cassazione nel 2013, quando avrà 83 anni.
Dagli 80 agli 83 anni, quando andrà in pensione Carbone, chi sarà il candidato unico, il più anziano, che ha più titoli per diventare primo presidente della Cassazione, il magistrato più importante d’Italia, quello che sta al vertice della piramide della magistratura sopra il quale non c’è più niente?
Sarà Carnevale.
In base a questa legge che stabilisce che anche se ha compiuto 75 anni ed è stato reintegrato, può diventare dirigente di un ufficio. Può diventare il primo presidente della Corte Suprema di Cassazione.
Così quando un famoso annullatore di sentenze come questo andrà a presiedere la Cassazione, tutti quelli che hanno delle sentenze che stanno per arrivare in Cassazione e che sperano che siano annullate, avranno buone speranze di ottenere il loro bravo annullamento.
Questa è la sesta legge ad personam che passa in Parlamento.
Vi preannuncio che ne avremo presto, probabilmente, una settima.
Adesso devono rinnovare la Corte Costituzionale perché c’è un membro che si è dimesso da un anno e mezzo. E’ un ex avvocato di Berlusconi, si chiama Vaccarella.
Era il civilista di Previti e Berlusconi. Si è dimesso un anno e mezzo fa, non l’hanno ancora sostituito ma ora c’è un pressing per sostituirlo.
Con chi lo sostituiranno? Il candidato favorito è il penalista di Berlusconi, l’avvocato Pecorella, che sta in Parlamento.
L’avvocato Pecorella è però imputato a Milano per favoreggiamento nei confronti di Delfo Zorzi, a sua volta imputato a Brescia per la strage di Piazza della Loggia.
Secondo l’accusa, Pecorella e l’avvocato di un pentito, Martino Siciliano, avrebbero pagato questo pentito per ritrattare le accuse a Zorzi sulle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia.
Di qui per entrambi, l’altro si chiama Maniacci, l’accusa di favoreggiamento nei confronti di un imputato di strage.
Non era mai capitato nemmeno in Italia che un imputato di favoreggiamento di un presunto stragista venisse promosso a giudice costituzionale.
Ma quando lo diventasse, pensate cosa succederebbe: avremmo un giudice costituzionale che ogni tanto va a un processo dove deve rispondere di favoreggiamento nei confronti di un presunto stragista.
A quel punto ricominceranno a dire che non solo per il capo del governo, dello Stato, per i presidenti di Camera e Senato ci vuole quella tranquillità, che sicuramente uno che ha dei processi non può avere per svolgere il suo mandato, ma anche per i giudici costituzionali bisogna prevedere l’immunità almeno durante l’esercizio delle funzioni.
Quindi si tornerebbe indietro, al lodo Schifani che diversamente dal lodo Alfano immunizzava anche il presidente della Corte Costituzionale e perché no, a quel punto, tutti i suoi membri, come inizialmente voleva fare Alfano.
Voi vedete come una legge ad personam ne figlia tante altre.
E’ come una smagliatura che se non viene immediatamente rammendata comincia a dilatarsi e diventa una voragine.
Ecco perché la smagliatura, cioè il Lodo Alfano, va immediatamente ricucita con l’abrogazione o per via referendaria o per via del respingimento della Corte Costituzionale, perché a furia di fare una legge ad personam dopo l’altra alla fine le uniche ‘personas’ che non otterranno mai giustizia saremo noi cittadini comuni.

Elvio Di Cesare

ASSOCIAZIONE REGIONALE DI LOTTA  CONTRO LE ILLEGALITA’ E LE MAFIE

http://www.comitato-antimafia-lt.org/

Decreto “monnezza” … in tutti i sensi!

mercoledì, giugno 25th, 2008

Non sono ne esperto di diritto ne un ambientalista, ma di certo non sono l’unica persona a cui è nata qualche perplessità dopo aver letto il decreto rifuti approvato alla Camera dei Deputati. In sintesi il decreto prevede la predisposizione e il ruolo nell’emergenza rifuti di un sottosegretario di stato  (Guido Bertolaso), la competenza della super procura in campania (art. 3) e il via alla realizzazione delle discariche  e termovalorizzatori nei siti già precedentemente individuati. Ma l’art. 9 sulle discariche, mi preoccupà un pò:

Articolo 9.

(Discariche).

        1. Allo scopo di consentire lo smaltimento in piena sicurezza dei rifiuti urbani prodotti nella regione Campania, nelle more dell’avvio a regime della funzionalità dell’intero sistema impiantistico previsto dal presente decreto, nonché per assicurare lo smaltimento dei rifiuti giacenti presso gli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani e presso i siti di stoccaggio provvisorio, è autorizzata la realizzazione, nel pieno rispetto della normativa comunitaria tecnica di settore, dei siti da destinare a discarica presso i seguenti comuni: Sant’Arcangelo Trimonte (BN) - località Nocecchie; Savignano Irpino (AV) - località Postarza; Serre (SA) - località Macchia Soprana; nonché presso i seguenti comuni: Andretta (AV) - località Pero Spaccone (Formicoso); Terzigno (NA) - località Pozzelle e località Cava Vitiello; Napoli località Chiaiano (Cava del Poligono - Cupa del cane); Caserta - località Torrione (Cava Mastroianni); Santa Maria La Fossa (CE) - località Ferrandelle; Serre (SA) - località Valle della Masseria.
        2. Gli impianti di cui al comma 1 sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.12.12; 19.05.01; 19.05.03; 20.03.01; 19.01.12; 19.01.14; 19.02.06; presso i suddetti impianti è inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.01.11*; 19.01.13*; 19.02.05*, nonché 19.12.11* per il solo parametro «idrocarburi totali», provenienti dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani, alla stregua delle previsioni derogatorie di cui all’articolo 18.
        3. Ai fini dello smaltimento nelle discariche di cui al comma 1, i rifiuti urbani oggetto di incendi dolosi o colposi sono assimilati ai rifiuti aventi codice CER: 20.03.01.
        4. Presso le discariche presenti nel territorio della regione Campania è autorizzato anche il pretrattamento del percolato da realizzarsi tramite appositi impianti ivi installati.
        5. In deroga alle disposizioni relative alla valutazione di impatto ambientale (VIA) di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, nonché alla pertinente legislazione regionale in materia, per la valutazione relativa all’apertura delle discariche ed all’esercizio degli impianti, il Sottosegretario di Stato procede alla convocazione della conferenza dei servizi che è tenuta a rilasciare il proprio parere entro e non oltre sette giorni dalla convocazione. Qualora il parere reso dalla conferenza dei servizi non intervenga nei termini previsti dal presente comma, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, si esprime in ordine al rilascio della VIA entro i sette giorni successivi. Qualora il parere reso dalla conferenza dei servizi sia negativo, il Consiglio dei Ministri si esprime entro i sette giorni successivi.
        6. L’articolo 1 del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio 2007, n. 87, è abrogato.
        7. Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, sono definite, d’intesa con il Ministero dell’economia e delle finanze, le discipline specifiche in materia di benefìci fiscali e contributivi in favore delle popolazioni residenti nei comuni sedi di impianti di discarica, previa individuazione della specifica copertura finanziaria, con disposizione di legge.
        8. Il primo periodo del comma 4 dell’articolo 191 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è così sostituito: «Le ordinanze di cui al comma 1 possono essere reiterate per un periodo non superiore a 18 mesi per ogni speciale forma di gestione dei rifiuti.».
        9. Agli oneri derivanti dal presente articolo, ad eccezione del comma 7, si fa fronte a valere sulle risorse di cui all’articolo 17.

Incuriosito dai codici CER (catlogo europeo dei rifiuti), soprattutto quelli con asterisco visto che alla fine del testo non vi erano vignette o note, ho fatto una bella ricerca online. I codici CER sono una classificazione (direttiva europea) dei rifiuti e si dividono in pericolosi e non pericolosi. Il decreto cita i seguenti:

Non pericolosi
19 05 01 parte di rifiuti urbani e simili non compostata
19 05 03 compost fuori specifica
19 12 12 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quellidi cui alla voce 19 12 11
19 12 10 rifiuti combustibili (CDR: combustibile derivato da rifiuti)
20 03 01 rifiuti urbani non differenziati
19 01 12 ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 19 01 11
19 01 14 ceneri leggere, diverse da quelle di cui alla voce
19 02 06 fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, diversi da quelli di cui alla voce 19 02 05
20 03 01 rifiuti urbani non differenziati

Pericolosi
19 01 11* ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose
19 01 13* ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose
19 02 05* fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti sostanze pericolose
19 12 11* altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose

Tutti quelli evidenziati con asterisco sono per distinguere rapidamente i rifiuti pericolosi da quelli non pericolosi. Sapendo che l’ art. 4 del D.L. 13 gennaio 2006 n. 36 (Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti) classifica tre tipi di discraiche: a) discarica per rifiuti inerti, b) discarica per rifiuti non pericolosi e c) discarica per rifiuti pericolosi; I rifiuti pericolosi e non, possono essere smaltiti nella stessa discarica? Sapevo che in Italia era un pratica diffusa anche se era reato, ma questo dercreto da l’impressione che il reato sia stato legalizzato.
Intanto attendiamo la risposta di un’ interrogazione parlamentare che l’eurodeputata Monica Fassoni ha inoltrato al Parlamento Europeo:
INTERROGAZIONE ORALE H-0391/08
per il tempo delle interrogazioni della tornata di giugno 2008
a norma dell’articolo 109 del regolamento
di Monica Frassoni
alla Commissione
 
Oggetto:            Decreto legge 23 maggio 2008 n. 90 (rifiuti)
 
Lo scorso 23 maggio, il governo italiano ha emesso un decreto legge con cui, a causa dell’emergenza rifiuti in Campania, si deroga a numerose norme nazionali che recepiscono le direttive comunitarie, come la 1999/31/CE[1] sulle discariche o la 85/337/CEE[2] sulla valutazione d’impatto ambientale. In particolare, con il decreto in oggetto, si abolisce la distinzione tra rifiuti ammissibili e non, in una discarica per rifiuti non pericolosi, consentendo in pratica il conferimento di rifiuti anche tossici laddove non si potrebbe; si chiamano “impianti” quei luoghi dove i rifiuti in attesa di trattamento vengono stoccati per più di anno (e addirittura oltre i tre), mentre si tratta di discariche di fatto; si consente di realizzare discariche senza barriere geologiche o con barriere geologiche non a norma, e si consente la pratica del mescolamento e della diluizione dei rifiuti.
 
Come intende la Commissione ristabilire il rispetto delle normative europee e porre fine a questo vero e proprio abuso del concetto di stato di emergenza?


[1]     GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1.
[2]     GU L 175 del 5.7.1985, pag. 40.
 

 

Aggiornamento dell’ultimo minuto (17,05):

Proprio ora leggevo la risposta della commissione europea:   

H-0391/08
Risposta della Commissione
17.6.2008
 
 
La crisi dei rifiuti in Campania esiste da oltre un decennio.
 
Finora a fronte di 7 000 tonnellate di rifiuti prodotte ogni giorno in Campania, la
capacità di gestione dei rifiuti della regione è prossima allo zero.
 
Il 6 maggio 2008 il Collegio ha pertanto deciso di deferire l’Italia alla Corte di
giustizia per la mancata creazione di una rete sufficiente di impianti di trattamento
dei rifiuti conformi alle norme comunitarie accompagnata da una strategia coerente
a lungo termine per la gestione dei rifiuti allo scopo di incentivare il riciclaggio e la
raccolta differenziata dei rifiuti.
 
La Commissione sa che l’Italia sta tentando seriamente di risolvere la crisi dei rifiuti
a Napoli e l’Italia è consapevole che si è ora raggiunto il punto di non ritorno.
 
Il nuovo decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 presentato alla Commissione in
una riunione tecnica il 30 maggio 2008 pare un passo rigoroso nella giusta
direzione, in quanto formula piani e obiettivi obbligatori per la raccolta differenziata
dei rifiuti e prevede nuove infrastrutture per i rifiuti quali ulteriori discariche e
inceneritori.
 
Tuttavia la Commissione ha già espresso a livello tecnico la sua viva
preoccupazione per le disposizioni contenute nel nuovo decreto che consentono
ampie deroghe alle norme comunitarie, in particolare alcune disposizioni chiave
della direttiva sulle discariche 1999/31/CE[1] e di altre direttive.
 
Anche laddove la situazione appare difficile, le autorità italiane devono rispettare la
legislazione comunitaria in materia ambientale.
 
Il rispetto dell’acquis non è un esercizio burocratico. La normativa comunitaria in
materia ambientale stabilisce un quadro per la tutela della salute umana e
dell’ambiente. Sarebbe paradossale se, per affrontare rischi di carattere sanitario a
breve termine, fossero nuovamente messi in pericolo la salute umana e l’ambiente
ad esempio per la mancata applicazione di disposizioni chiave della direttiva sulle
discariche che prevedono obblighi sanitari di lungo periodo che dipendono dalla
natura, pericolosa o non pericolosa, dei rifiuti destinati a discarica.
 
La Commissione è disposta ad aiutare l’Italia nell’individuare taluni meccanismi di
flessibilità previsti da altri atti della legislazione comunitaria, compresa la direttiva
sulla valutazione d’impatto ambientale[2], per aiutare l’Italia ad affrontare l’attuale
crisi senza violare la normativa comunitaria.
 
Tuttavia la Commissione, in quanto custode dei trattati, manterrà fermamente la
sua posizione secondo cui non sarà permessa alcuna deroga a qualsiasi elemento
vincolante dell’acquis.
 
Il decreto legge del 23 maggio 2008 è ora all’esame del Parlamento italiano per
essere convertito in legge e la Commissione esaminerà attentamente il testo
approvato in via definitiva. Qualora l’Italia varasse un atto legislativo che consenta
indebite deroghe all’acquis, la Commissione non avrà altra scelta che l’adozione di
un procedimento a norma dell’articolo 226 del trattato.
 
 
[1]     GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1.
[2]     Direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985 concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, GU L 175 del 5.7.1985 quale modificata dalla direttiva del Consiglio 97/11/CE del 3 marzo 1997, GU L 73 del 14.3.1997 e dalla direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, che prevede la partecipazione del pubblico nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all’accesso alla giustizia, GU L 156.
 
In linea di sintesi, il Parlamento Europeo scrive che nonostante sia molto flessibile verso l’Italia, dobbiamo rispettare le normative comunitarie. Qualora il sopracitato decreto si convertisse in legge, l’Europa ancora una volta costituirà una commissione con lo scopo di giudicare l’eventuale non conformità del dell’atto legislativo e di conseguenza
un’enessima sanzione.

La “cosca parlamentare” approva l’ennesima Legge ad personam

martedì, giugno 24th, 2008

Eh si! Berlusconi è proprio tornato…. Oggi il Senato ha approvato l’ennesima legge ad personam che riempie la nostra legislazione . Approfondiamo una parte dell’ art. 2 di tale decreto:

Art. 2-ter. - (Sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi

fino al 30 giugno 2002) – 1. Al fine di assicurare la priorita` assoluta alla

trattazione dei procedimenti di cui all’articolo 132-bis delle citate norme

di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, nonche´ dei procedimenti

da celebrare con giudizio direttissimo e con giudizio immediato, i

processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002, che si trovino

in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la

chiusura del dibattimento di primo grado, sono immediatamente sospesi

dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto

per la durata di un anno. In caso di pluralita` di reati contestati, si ha

riguardo alla data dell’ultimo reato.

Ma guarda caso è incluso il Processo Mills (tutti ne parlano ma nessuno spiega di cosa si tratta) in cui è imputato in nostro caro Presidente del Consiglio. Ma cerchiamo di capire di cosa si tratta.

Il reato contestato a Silvio Berlusconi è di corruzione giudiziaria del teste David Mills, anche lui imputato nel medesimo processo. L’inchiesta svela che Berlusconi nel 1997 fece inviare 600.000 dollari tramite Carlo Bernasconi come ricompesa per non aver rivelato, in qualità di testimone in due processi (Arces + altri e All Iberian), informazioni in suo possesso riguardanti società estere off-shore. I PM ritengono tali società il tesoro illegale del gruppo Finvest e l’avv. Mills ideatore di tale sistema. Nonostante i due impuati abbiano respinto le accuse, si legge in una lettera di David Mills indirizzata a Bob Drennan: Le persone di B. sapevano abbastanza il modo in cui avevo potuto testimoniare, cioè non ho detto bugie ma diciamo ho superato curve pericolose, ho tenuto fuori il signor Berlusconi da un mare di guai in cui l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo“. Su tale lettera, l’imputato Mills ha varie volte ritratto, invece il commercialista Drennan ha confermato che tale frase gli è stata ripetuta anche a voce, come si può leggere da alcune sue dichiarazioni : «prese questa lettera dalla sua valigetta o dalla tasca, firmò la lettera, la mise in una busta, la chiuse e me la diede». Mills, «all’apparenza agitato, crucciato, mi espresse la preoccupazione che se questa cosa fosse poi diventata pubblica, il fatto dei soldi dal gruppo Berlusconi e persone collegate, avrebbe avuto un impatto sulla carriera ministeriale di sua moglie. Poi temeva che le autorità italiane forse potevano avere interpretato male la cosa e che 600mila dollari erano stati dati da Berlusconi…, aveva paura che ci fosse un collegamento tra questi soldi e la deposizione in Tribunale (…). Temeva che avrebbero male interpretato questo pagamento come collegato a un pagamento dato da un imputato in un processo nel quale lui aveva deposto».

«Silvio Berlusconi rischia una condanna a sei anni di carcere nel primo grado del processo Mills». Parole di Gaetano Pecorella, avvocato dell’ex presidente del consiglio e deputato di Forza Italia, combinazione non certo originale tra le fila azzurre. (fonte: antimafia duemila)

Silvio Berlusconi dichiara infamanti tali accuse e ricusa i giudici:

Berlusconi decide di ricusare i Giudici di un processo….

Per approfondimenti:

Ghedini e processo Mills a Matrix

Ma d’altronde, se davvero ,come lui e la sua coalizione hanno dichiarato, cioè che non è una legge ad personam ma solo per una giustizia migliore, per trasparenza e correttezza usufruirà della seguente possibilità da lui stesso firmata. del decreto approvato oggi dal Senato:

Art.2 ter 8. L’imputato puo` richiedere al presidente del tribunale di non sospendere

il processo. Il presidente del tribunale, valutate le ragioni della

richiesta, le esigenze dell’ufficio e lo stato del processo, provvede con ordinanza,

notificata con le modalita` di cui al comma 3.

decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92

Credete davvero che per amor della Patria farà questa richiesta???

…. to be continued…